Visita ortopedica precoce e accertamenti preventivi nel cane

Visita preventiva per displasia dell'anca e del gomito nel cane

La displasia dell’anca e del gomito sono due dei problemi di cui si sente più spesso parlare a proposito del cane. Si tratta di disturbi articolari abbastanza frequenti, che possono diventare seriamente invalidanti per il cane.

Come riconoscere e curare la displasia dell’anca nel cane

La displasia dell’anca è una patologia ortopedica non traumatica conosciuta in molte razza di cani che ha una forte componente ereditaria e che è in grado di esercitare un forte impatto sul benessere dei pazienti. Oltre alla ereditarietà, hanno una grande influenza l’ambiente (esercizio fisico troppo intenso, pavimenti domestici eccessivamente scivolosi) e la nutrizione (diete altamente proteiche e caloriche nei primi mesi di vita).

La malattia consiste nella malformazione delle articolazioni e dei legamenti che compongono l’anca con conseguente eccessiva lassità ed incongruenza fra i capi articolari le quali determinano alterazioni morfologiche e lesioni della cartilagine. Ne conseguono abnorme consumo e degenerazione articolare, sviluppo di artrosi e dolore cronico che limita molto il movimento del cucciolo incidendo negativamente sulla sua qualità di vita.

A seconda della gravità delle malformazioni suddette, i cani giovani (fra i 4 e i 14 mesi in base alla taglia e alla razza) possono apparire normali oppure presentare ridotta resistenza all’attività fisica, pigrizia, galoppo a coniglio e alterazioni dellapostura e del movimento legate ai cosiddetti “atteggiamenti antalgici”, cioè i tentativi da parte dell’animale di sentire il minor dolore possibile. Nei cani adulti si possono osservare pigrizia, indolenza, facile affaticabilità, fino a diversi gradi di zoppia con difficoltà nell’alzarsi, nel fare le scale o nel salire su un’auto. Nelle razze predisposte anche alla displasia del gomito, lo spostamento del carico sul treno anteriore può provocare o accentuare l’insorgenza di quest’ultima patologia con, nei casi estremi, totale inabilità dei pazienti.

Displasia del gomito nel cane: visita ortopedica e studio radiografico

La displasia del gomito riconosce le stesse cause (genetica, ambiente) viste poc'anzi per la displasia dell’anca e, come per quest’ultima, consiste nella malformazione dell’articolazione del gomito per l’asincronia di crescita del radio e dell’ulna, nella incongruenza articolare e in lesioni della cartilagine e dei capi articolari. La conseguente artrosi comporta la limitazione dell’ampiezza dei movimenti dell’articolazione omero-radio-ulnare e lo sviluppo di dolore cronico.
A parte i casi lievi, in cui può non rilevarsi alcun sintomo, i cuccioli affetti da questa patologia iniziano a mostrare i segni di questa patologia dai 4-6 mesi in poi con alterazioni della postura e della deambulazione(spostamento del baricentro sull’arto meno dolente) e con atteggiamenti antalgici come lo spostamento all’infuori del gomito o della mano (parte terminale dell’arto anteriore).

Esiste la possibilità di diagnosticare precocemente (fra i 3.5 e i 5 mesi a seconda della taglia e della razza) le displasie articolari dell’anca e dei gomiti nei cuccioli di cane. Ciò si ottiene attraverso una visita ortopedica ad hoc, che prevede l’osservazione del cucciolo in stazione, al passo e al galoppo, la palpazione dei fasci muscolari, delle ossa e delle articolazioni interessate alla ricerca di asimmetrie o di gonfiori e l’esecuzione dei vari movimenti articolari per valutare la presenza di “rumori” articolari e di reazioni di dolore da parte del cucciolo.

All’esame fisico fa seguito lo studio radiografico (eseguito con il paziente in sedazione profonda o in anestesia generale) che, attraverso particolari test dinamici e calcoli goniometrici e matematici, permette di valutare il grado di lassità e di incongruenza delle articolazioni e, di conseguenza, di stimare il rischio di sviluppare artrosi al termine dello sviluppo osteoarticolare. In relazione alla percentuale di rischio calcolata sulla base dei segni clinici e radiografici, sono possibili soluzioni terapeutiche che vanno dalla semplice gestione alimentare alla corretta attività fisica, fino ad interventi chirurgici correttivi mininvasivi come la sinfisiodesi (tecnica volta a modificare l’orientamento della cavità acetabolare per permettere una maggior copertura delle teste femorali) o le dinamizzazioni ulnari (utili invece a sincronizzare lo sviluppo del radio e dell’ulna).

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