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Leishmaniosi nel cane

La leishmaniosi del cane è una malattia parassitaria causata da organismi unicellulari, i protozoi appartenenti in particolare al genere Leishmania spp. Questi protozoi necessitano di due ospiti biologicamente diversi per riuscire a completare il loro ciclo biologico: uno è detto vettore, rappresentato da particolari insetti, e il secondo è il serbatoio della malattia, e solitamente è un mammifero.

La necessità di un vettore per essere trasmessa da un ospite all’altro rende la leishmania una malattia parassitaria indiretta, perché non potrebbe realizzarsi senza il passaggio attraverso l’insetto. Il vettore di leishmania infantum è un ospite invertebrato, un insetto appartenente a varie specie di flebotomi.

leishmaniosi

La biologia di questo insetto prevede che sia particolarmente attivo nelle ore crepuscolari e notturne mentre al contrario, durante il giorno, gli adulti restano nascosti in luoghi bui, riparati e tranquilli, in particolare in cantine, stalle, grotte, crepe dei muri, buchi degli alberi o nidi di uccelli. Ecco quindi come le abitudini di vita del nostro cane acquisiscano un particolare rilievo ai fini di prevenire l’insorgere dell’infezione. Sono infatti più a rischio i cani che di notte dormono all’aperto, che sono più soggetti all’azione del flebotomo, particolarmente attivo nelle ore notturne, come già detto. Inoltre, un altro aspetto che potrebbe favorire indirettamente l’incontro con il parassita e quindi la comparsa della malattia è rappresentato dalla presenza o meno nelle nostre abitazioni di zanzariere che limitino l’ingresso del flebotomo. 

All’interno del genere Leishmania spp. ci sono tantissime specie che si registrano più o meno diffuse in una determinata area geografica: nel bacino del Mediterraneo, è presente maggiormente Lieshmania Infantum. La grande attenzione nei confronti di questa malattia è legata al fatto che essa rappresenti una zoonosi, cioè una malattia degli animali che si può trasmettere all’uomo. Tuttavia, la possibilità di una trasmissione cane-uomo è difficile, in quanto questa dovrebbe avvenire sempre per mezzo del vettore, e cioè del flebotomo. Tale insetto però predilige pungere ed eseguire il suo pasto di sangue sul cane, piuttosto che sull’uomo: questi insetti sono infatti più zoofili che antropofili.

La presenza del flebotomo è inoltre caratterizzata da una certa stagionalità, e perciò esso risulta più diffuso nel periodo maggio-ottobre, rendendo particolarmente stringente in questo periodo la necessità di una adeguata profilassi.

La Leishmaniosi è una malattia sistemica che interessa rapidamente tutto l’organismo, ed infatti risultano particolarmente vari e diffusi i segni clinici caratteristici. L’aspetto purtroppo peggiore della patologia è che troppo spesso decorre in forma asintomatica, rendendo cosi molto difficile accorgerci che qualcosa nel nostro amico non va come dovrebbe. Il periodo di incubazione della malattia può essere estremamente variabile, ed essere compreso fra un mese e parecchi anni. Dal punto di vista clinico è possibile distinguere una forma di leishmaniosi cutanea ed una forma di leishmaniosi viscerale, anche se le forme ad esclusiva localizzazione cutanea sono rarissime, e sono caratterizzate da lesioni ulcerate e umide, localizzate sul sito della puntura dell’insetto vettore che tende ad espandersi ed a diventare granulomatosa. Molto più frequenti sono invece i casi in cui le lesioni cutanee sono la conseguenza della disseminazione del parassita. Infatti, nella forma viscero-cutanea o generalizzata, i segni clinici, quando presenti, sono rappresentati da:  

  • linfoadenomegalia (ingrossamento dei linfonodi),
  • abbattimento, 
  • dermatite furfuracea,
  • onicogrifosi (indica una crescita eccessiva ed anomala delle unghie e costituisce un tipico segno di leishmaniosi),
  • alopecia nella zona perioculare (segno degli occhiali),
  • ulcere mucosali o cutanee,
  • epistassi,
  • atropatie,
  • anemia,
  • febbre intermittente,
  • cachessia. 

Si tratta quindi di un quadro patologico davvero molto vario e complesso e si rinviene che, negli animali trattati non sono rari i periodi di remissione dei segni clinici, seguiti da esacerbazione della sintomatologia.

Non essendoci quindi una costante presenza di rilievi clinici, la diagnosi di leishmaniosi non è semplice ed inoltre risulta elevata la possibilità di rilevare segni clinici non tipici e magari presenti in associazione piuttosto che singolarmente. Unita alla visita clinica, più o meno significativa e quindi non sempre attendibile, può essere effettuata diagnosi mediante varie metodiche di laboratorio. Inizialmente sarebbe utile ed opportuno valutare un profilo ematico generale, che ci permetterà di verificare lo stato generale dell’animale anche sotto il profilo della eventuale condizione di anemia che si potrebbe essere instaurata, oltre che individuare indici di funzionalità epatica e renale (essendo fegato e reni organi notevolmente compromessi dalla patologia). Unito a ciò eseguiremo test specifici per arrivare ad una diagnosi di certezza attraverso: 

  • strisci o preparati allestiti da biopsie linfonodali che ci permetteranno di rilevare il parassita,
  • indagini biomolecolari (per es. PCR) o immunoistochimiche sui tessuti infetti, 
  • test sierologici come ELISA, Immunofluorescenza indiretta, possono essere usati per effettuare la diagnosi e per monitorare l’efficacia della terapia.

La leishmaniosi canina è una patologia curabile solo da un punto di vista clinico, relativo dunque ai sintomi, ma inguaribile dal punto di vista parassitologico. Ciò significa in particolare che non sarà mai possibile avere una completa remissione della malattia e il nostro animale non si libererà mai dal parassita. Pertanto la cura per questa patologia non è mai assicurata del tutto dai trattamenti, che potranno solo portare ad un’importante riduzione della carica protozoaria, anche se non potranno portare alla guarigione del nostro amico.

Visto quello che può essere il quadro patologico e la gravità della condizione clinica, considerata la mancanza di guarigione malgrado mirati e puntuali trattamenti clinici, insieme alla difficoltà della diagnosi di una patologia devastante che però troppo spesso assume connotati asintomatici, risulta di fondamentale importanza l’aspetto preventivo e profilattico. Per quanto riguarda questo particolare parassita, esistono varie possibilità preventive e profilattiche che il nostro medico veterinario ci saprà consigliare sulla base delle abitudini di vita del nostro amico, e alla condizione di diffusione della patologia dal punto di vista epidemiologico.

Formulazioni spot on e collari antiparassitari, quando impiegati in zone endemiche, hanno determinato una riduzione della incidenza della leishmaniosi riuscendo a proteggere il cane dalle punture del flebotomo. Da poco risulta disponibile in commercio un vaccino mirato nei confronti di leishmania che ha molto diviso l’opinione medico scientifica che da subito si è interrogata, mettendo in discussione l’effettiva efficacia dello stesso. Sarà infatti specifica l’opinione di ogni singolo medico che consiglierà o meno questo strumento per la prevenzione della malattia. Affidarci al medico di fiducia, ci permetterà di decidere che strada seguire per proteggere al meglio il nostro amico.

 

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